Il vulcano sull’etichetta

Per la serie vini dal cuore caldo… Palmento Costanzo si trova a Passopisciaro (CT), alle pendici dell’Etna, più precisamente sul versante Nord. Ed è qui che Valeria Agosta e Mimmo Costanzo hanno voluto dare vita al loro sogno: 12 ettari vitati,  un vigneto coltivato ad alberello (da dieci a oltre cento anni di età), che risale il vulcano da 600 a 800 metri di altitudine. Tutte le viti poggiano su pali di castagno e circondano l’antico palmento, struttura utilizzata in passato per la vinificazione, riportato a nuova vita grazie a un meticoloso restauro conservativo di bioarchitettura.

È in questo luogo che sorge la suggestiva cantina Palmento Costanzo e nascono i suoi vini Etna Doc: tre della linea Classica (un rosso, un rosato e un bianco), due delle linea Superiore (un bianco e un rosso) e l’ultimo nato, il Contrada Santo Spirito, vendemmia 2015, presentato alla stampa nella splendida cornice del ristorante del conterraneo Filippo Lamantia.

“Siamo felici perché abbiamo aspettato tanto tempo per ottenere questo vino”, commentano i proprietari. “A Palmento Costanzo non si finisce mai di sperimentare e da questo costante lavoro è nato il nuovo Etna Rosso che prende nome dalle Contrade, ossia il luogo d’origine delle uve che vengono poi lavorate nelle botti Ovum, tini dalla forma ovoidale nei quali si ha un batonnage naturale, grazie ai moti convettivi che muovono lentamente il vino all’interno.”

“L’idea iniziale è stata proprio quella di valorizzare il territorio, infatti abbiamo utilizzato solo vitigni autoctoni quali il Nerello Mascarese e il Nerello Cappuccio per i rossi, e il Carricante e il Catarratto per i bianchi. Un discorso interessante che caratterizza questo territorio è quello relativo all’escursione termica, elemento che contribuisce a differenziare in termini di qualità un vigneto dall’altro e consente di avere un’irrigazione naturale tutto l’anno. Sull’Etna tutti i vigneti sono diversi tra loro, perché le colate laviche influiscono in modo del tutto naturale sulla qualità del suolo.”

“Tutto è coltivato a mano” aggiunge Valeria Agosta “e il nostro vino è certificato biologico sia nella coltivazione sia nella produzione. La differenza tra i vini delle nostre due linee sta nell’età del vigneto: da quello giovane, impiantato da noi dieci anni fa, provengono le uve per la linea Classica mentre da quello più antico provengono le uve per la linea Superiore”.

Una nota molto particolare riguarda l’etichetta: tutte le bottiglie sono infatti nobilitate da una etichetta realizzata con polvere lavica, su idea originale di Valeria Costanzo. La pietra lavica viene frantumata, ridotta in polvere e spalmata insieme a un collante sull’etichetta, realizzata tecnicamente dall’azienda Rotas di Trento.

Palmento Costanzo è anche attrezzata per fare vivere ai wine lovers un’esperienza indimenticabile di soggiorno, circondati dal vulcano “di Sei”. Questo il termine scientifico utilizzato per classificare l’Etna nella mappa mondiale dei vulcani attivi, non a caso preso in prestito per il nome della linea Superiore dei vini Palmento Costanzo. In un ambiente così speciale, percorsi di degustazione davvero molto suggestivi.

Cantina Palmento Costanzo

a cura di Rosella Trombetta

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