Giovedì 21 maggio 2026, Carlo Petrini si è spento all’età di settantasei anni nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nel panorama culturale internazionale, ma la sua eredità intellettuale e umana rimane straordinariamente viva.
Nato a Bra nel 1949, Petrini ha unito fin da giovane l’impegno politico alla critica enogastronomica, teorizzando un modello di consumo alternativo a quello industriale. Dalla sua eccezionale lungimiranza e dal rispetto per l’ambiente e la varietà biologica sono nati progetti capaci di cambiare la percezione globale del cibo.
Nel 1986 ha fondato Slow Food, un movimento nato come risposta culturale all’apertura di un fast food a Roma per ridare il giusto valore al cibo, rispettando i produttori e gli ecosistemi. Questo approccio rivoluzionario ha trasformato la gastronomia da semplice piacere della tavola a scelta politica ed ecologica centrale per il futuro del pianeta.
Negli anni successivi l’intuizione si è ampliata con la rete di Terra Madre e, nel 2004, con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, primo ateneo al mondo dedicato alla cultura del cibo. Nel 2017 il suo percorso ha incrociato l’ecologia profonda attraverso la co-fondazione delle Comunità Laudato si‘, ispirate all’enciclica di Papa Francesco, mentre le Nazioni Unite lo hanno nominato “Champion of the Earth” per il valore universale delle sue battaglie.
“Carlin” ripeteva spesso che chi semina utopia raccoglie realtà, riassumendo così lo spirito di un’esistenza mossa dalla convinzione che i sogni, se vissuti con passione e condivisione, possano trasformarsi in azioni concrete. Possedeva la rara dote di unire l’utopia alla concretezza del costruttore, puntando sempre a una reale emancipazione collettiva.
Ha investito grandissime energie nel lavoro con i giovani, promuovendo valori di fratellanza universale e di una responsabile indipendenza di pensiero. La sua vitalità travolgente e il suo attivismo instancabile rappresentano oggi la guida principale per proseguire il cammino da lui tracciato.
Anche se con la sua innata ironia e leggerezza sarebbe fuggito dalla retorica dei coccodrilli, ci perdonerà se spendiamo un po’ di righe per ricordarlo e ringraziarlo.
foto: lapresse