Gli 8000 puliti di Hervé Barmasse

La sfida di Hervé Barmasse: affrontare le scalate con uno stile “pulito”, che ha come presupposto il rispetto scrupoloso dell’ambiente naturale e la ricerca di nuove vie. Uno dei fenomeni più sconcertanti del turismo sportivo di massa è il degrado causato in luoghi fino a ieri incontaminati per seguire la moda dell’esserci. Carovane di alpinisti più o meno improvvisati, anche spinti dall’avidità di certe agenzie, approfittano di una via ormai super collaudata per piantare la propria ridicola bandierina sulla cima dell’Everest, lasciandosi alle spalle, tra salita e discesa, tonnellate di rifiuti. E spesso rischiando la vita. Sono di quest’anno le immagini sconcertanti di decine e decine di scalatori costretti ad attendere in fila ad oltre 8.000 metri di quota il loro turno per passare attraverso una strettoia che conduce alla vetta. Come se fossero al Louvre, in coda per un selfie con la Gioconda.

Con la differenza che qui mangiano scatolette e cibi confezionati, bevono in bottiglie di plastica o tetrapak, dormono in tende, respirano con bombole a ossigeno, e praticamente tutti abbandonano ogni cosa nei campi base o lungo il tragitto. Anche volendo (e non sempre vogliono) le autorità locali hanno difficoltà ad occuparsi di questa roba in condizioni così estreme. L’unica soluzione è – se proprio ci si vuole andare – riportarsi quanto più possibile indietro, fino a dove i rifiuti possono essere gestiti adeguatamente.

Hervé Barmasse, aostano, alpinista, scrittore, regista, viene da una lunga tradizione familiare di passione per la montagna. Guida alpina del Cervino da quattro generazioni e atleta del Global Team The North Face, è stato protagonista di ascensioni pionieristiche in Italia e nel mondo. Fra le tante imprese, sua la via nuova aperta in solitaria sul Cervino, la prima ascensione della liscia lavagna granitica del Cerro Piergiorgio, la nuova via sul Cerro San Lorenzo in Patagonia, e la prima salita del Beka Brakay Chhok in Pakistan. Oggi il suo impegno è quello di testimoniare la possibilità, o meglio, il dovere, di vivere la montagna senza inquinare anche durante le scalate più difficili. Ma pure di cercare alternative alle vie più battute e ormai standardizzate: il vero spirito dell’alpinismo.

In questi giorni è partita l’operazione Chamlang, la montagna nepalese (7.319 metri) sulla quale l’alpinista valdostano andrà insieme al tedesco David Göttler, e al colombiano Andres Marin. Scopo della spedizione è la traversata del Chamlang, iniziata ma non completata da Reinhold Messner nel 1983 e, l’anno dopo, incrementata da Doug Scott, con la conquista di due delle tre cime principali. Se il meteo sarà avverso, si cercheranno altre alternative, che certo non mancano. L’importante, come afferma Barmasse è, appunto, lo spirito: “Coerentemente con tutto il mio percorso, punteremo ad andare lontano dalla confusione delle vie normali agli 8000, alla ricerca di un’esperienza nuova e incerta nel risultato. La vetta è solo un punto geografico e come la raggiungeremo rimane per ora la vera sfida”. E il rispetto per l’ambiente: “Tutto il materiale con cui saliremo lo riporteremo a valle.“

Hervé Barmasse

 

Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata ©Deamingrooms.com

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